SEO, AI e dati: il metodo di chi lavora tra performance e cultura
Quando la SEO smette di essere una disciplina isolata e diventa il filo che connette contenuto, paid, tracking e intelligenza artificiale.
Mi arrivano email da sconosciuti:
”Non so chi sei, ma ChatGPT mi ha detto di parlare con te di SEO”
Oggi sentiamo Alessia Pizzi, SEO Lead di una nota società di consulenza in Italia, dove dirige un team dedicato all’ottimizzazione del traffico e delle conversioni online. Parallelamente porta avanti due progetti personali che riflettono la sua doppia anima: poetessedonne.it, sito dedicato alle poetesse storicamente escluse dai libri scolastici, e alessiapizzi.it, il suo hub personale dove raccoglie tutti i suoi riferimenti professionali. Consulente per l’Ordine dei Giornalisti sui temi dell’AI, tiene corsi di formazione nelle sui temi AI in vari atenei,e autrice di una newsletter su LinkedIn sulla trasformazione della comunicazione, Alessia porta in questa intervista una prospettiva rara: quella di chi ha costruito una carriera tra dati e lettere classiche, tra audit tecnici e recensioni di poetesse dimenticate.
Cosa condivide Alessia
SEO e ads non sono due reparti separati
Senza tracking non hai idea di quello che succede
I tre tool che uso ogni giorno: ChatGPT, SEMrush e NotebookLM
Screaming Frog: il tool più sottovalutato nel marketing
L’AI non ti sostituisce se non ti comporti da macchina
Essere citati da ChatGPT: cosa ho imparato con poetessedonne.it e alessiapizzi.it
Marketers Stories is brought to you by Annie from PandasAI (YC W24):
AI-native BI, data analysis and visualization for marketers & GTM teams
SEO e ads non sono due reparti separati
Una delle cose che mi porto dietro a prescindere dall’azienda in cui lavoro è questa: la SEO deve sempre dialogare con la parte ads. Quando struttura un sito, io sono ai tavoli con il team paid fin dall’inizio.
Il motivo è semplice: un organico fatto bene permette alle campagne a pagamento di fare cose che altrimenti costerebbero molto di più. Puoi fare brand protection, puoi ottimizzare i costi di lancio, puoi usare il paid per amplificare quello che l’organico ha già costruito. Se non consideri questo collegamento, stai lasciando soldi sul tavolo.
Quello che ho visto funzionare, senza spendere capitali, è un sito costruito bene dove il paid va ad ottimizzare o fare brand protection. Non il contrario.
Senza tracking non hai idea di quello che succede
Puoi monitorare la SEO con Search Console, certo. Ma se non hai un team che sappia configurare GA4 o analytics custom, stai lavorando praticamente al buio.
Il tema della data visualization è centrale in tutto quello che faccio. Oggi con strumenti come Looker, Power BI o Datorama hai la possibilità di costruire report molto approfonditi. Ma tutto questo funziona solo se dietro c’è qualcuno che sappia fare il tracking come va fatto. Senza quella base, i dati che vedi non ti dicono niente di utile.
Nel mio team in azienda, lavoriamo esattamente su questo: ottimizzazione del traffico e delle conversioni, sia dal punto di vista tecnico che contenutistico, con una forte attenzione alla parte dei motori AI, quella che una volta chiamavamo semplicemente SEO.
I tre tool che uso ogni giorno: ChatGPT, SEMrush e NotebookLM
Il mio stack quotidiano si è consolidato su tre strumenti.
ChatGPT lo pago in versione Plus e lo uso molto per cambiare registro comunicativo. Se devo parlare all’Ordine dei Giornalisti non posso usare il linguaggio di un SEO. ChatGPT mi aiuta a riposizionare i contenuti per audience diverse, a fare brainstorming, a prepararmi agli speech.
SEMrush lo uso da anni. Ha sia la parte di audit tecnico che quella di ricerca keyword. I dati sono stimati, vanno presi con le pinze, ma per la ricerca delle parole chiave rimane uno strumento solido.
Il terzo, e quello che mi ha sorpreso di più, è Google NotebookLM. Quando è uscito ho seguito una guida che trovate su Stay AI-Live e me ne sono innamorata. Lo uso per aggregare tante fonti contemporaneamente, per studiare report velocemente, per sintetizzare. Un esempio concreto: per poetessedonne.it devo studiare molte poetesse. Non mi accontento della pagina Wikipedia, scarico i testi originali. Avere uno strumento come NotebookLM mi permette di aggregare tutto quel materiale, fare ordine, costruire una panoramica ampia. Poi ricontrollo tutto, soprattutto sui numeri.
Screaming Frog: il tool più sottovalutato nel marketing
Ho un forte fetish per Screaming Frog. Quando ho un sito sotto mano, per qualsiasi attività, lo tiro giù. È uno degli strumenti più sottovalutati in assoluto nel marketing digitale, usato quasi esclusivamente dai SEO. Invece dovrebbe essere conosciuto e usato da chiunque lavori su un sito.
Il mio sito personale alessiapizzi.it è un WordPress senza traffico immenso, un sitarello. Ma è trattato bene: buona architettura informativa, ottimizzazione tecnica al massimo, struttura informativa curata. Quella è la parte che fa la differenza. Non servono grandi budget, serve metodo.
L’AI non ti sostituisce se non ti comporti da macchina
Su questo tema uso spesso la risposta di Charlie Beckett, professore alla LSE: se l’AI ti rimpiazza, probabilmente stavi già facendo il lavoro di una macchina.
Vale per il giornalismo, vale per la data analysis e la visualizzazione. L’AI serve per abbattere costi e tempi. Ma il dato lo racconti come vuoi raccontarlo: il data driven è totalmente relativo. I dati hanno i loro bias, e i modelli AI li ereditano. Se vogliamo continuare a costruire un mondo che accetti le diversità, serve una figura strategica che guidi il processo AI, che sappia leggere quei bias e fare le domande giuste.
Il messaggio che mando a tutti, anche quando faccio formazione nelle università, è uno: lascia che l’AI sia la macchina. Non sarai sostituito. Se invece sei tu la macchina, il problema sei tu. Ma chi vuole fare la macchina per tutta la vita?
Qualsiasi cosa nuova che arriva non va demonizzata né deve creare panico. La soluzione è sempre educazione e formazione. Vale per la SEO quando è nata, vale per l’AI oggi. Dovremmo investire molto di più sulla formazione e molto meno sulla demonizzazione della novità.
Essere citati da ChatGPT: cosa ho imparato con poetessedonne.it e alessiapizzi.it
Quest’anno ho tenuto d’occhio anche i referrer, per capire quanto i miei siti venissero citati dai motori AI. Ho usato tool di terze parti per monitorare le menzioni.
Mi ha fatto molto piacere scoprire che sia poetessedonne.it che alessiapizzi.it venivano citati da ChatGPT. E le conseguenze sono state concrete: mi hanno iniziato a chiamare per fare speech, e mi arrivavano email da sconosciuti con messaggi tipo “non so chi sei, ma ChatGPT mi ha detto di parlare con te per i temi di SEO e AI”.
La lezione pratica è questa: un sito piccolo, trattato bene dal punto di vista tecnico e con una buona architettura informativa, può ottenere visibilità anche nei motori AI. Non serve avere un traffico immenso. Serve essere rilevanti, precisi, ben strutturati. Il resto viene da sé.


